A volte capita di sentirsi stretti all’interno delle nostre stesse modalità, come se le parole che vorremmo dire non trovassero un varco e restassero lì, ferme, a metà strada tra il pensiero e la voce. Non si tratta di un vero blocco, è più un limite sottile, una sensazione di non riuscire a usare davvero le proprie parole, quelle che raccontano chi siamo senza filtri né sforzi.
In quei momenti realizziamo quanto sia fragile e delicata la libertà interiore, quella che subisce una sola censura, la nostra! basta poco per sentirsi trattenuti, basta uno sguardo interpretato in senso negativo, un’aspettativa a cui abbiamo dato troppo peso, una visione che non sentiamo ci rispecchi. Eppure, proprio lì, in quel punto in cui ci sentiamo più piccoli, può accadere qualcosa di prezioso. Esistono ‘persone scrigno’ che non chiedono nulla, che non hanno bisogno che tu sia brillante, pronta, ordinata e prestante. Persone che ti “lasciano” ( anche se ormai l’ abbiamo capito che siamo solo noi che “lasciamo” che sia così ) essere così come sei, anche quando sei silenziosa, anche quando non trovi la frase giusta, anche quando ti senti un po’ fuori fuoco. Con loro facciamo sì che il limite non scompaia, ma si sciolga. È come entrare in una stanza dove l’aria è più leggera, non devi spiegare, non devi dimostrare, puoi semplicemente respirare. In questo scambio dì amicizia amorevole, quella vera, è un tu x tu = sono questo, niente di speciale ma esattamente così come sono. È una libertà che non fa rumore, che accoglie e ascolta il silenzio. E quando abbiamo la fortuna di sentirci sentiti, solo allora le parole tornano. Non perfette, non ordinate, ma nostre e autentiche.

In queste relazioni scatta qualcosa in noi e ci liberiamo. E forse è proprio in quel momento, quando la voce ritrova il suo ritmo e il limite smette di essere un ostacolo, che ci si accorge che non dobbiamo arrivare da nessuna parte. Basta continuare a muoversi, ognuno con il proprio passo, nell’avvenire