A te che hai cura di me

Ricordate quando eravamo bambini e dovevamo affrontare qualcosa che ci spaventava e non potevamo evitare in alcun modo?

A me viene in mente un giorno, avrò avuto al massimo 7 anni, mi trovavo al doposcuola dalle suore e venne chiesto a me ad un’altra bimba di attraversare un giardino molto grande, arrivare sino all’arcivescovado, e consegnare un documento. Ricordo perfettamente il cuore che batteva all’impazzata, le mani sudate e i mostri che si facevano strada nella mia mente bambina. Prima di avviarci, io e Daniela ci guardammo titubanti, ci prendemmo la mano e poi giù di corsa come due fulmini lungo il sentiero. Eravamo spaventatissime da tutte le storie che i ragazzi più grandi raccontavano a proposito di quel misterioso giardino. La cosa più rassicurante in assoluto è stato il contatto con Daniela. Le nostre due manine sudaticce che si stringevano e sapere che lei era lì con me, anche se ugualmente spaventata, aveva qualcosa di rassicurante.

Senza andare troppo lontano nel tempo, anche oggi affrontiamo le nostre paure più o meno nello stesso modo. Generalmente ce la caviamo da soli, salvo i casi in cui la minaccia è più grande di noi ed è quindi evidente che qualsiasi azione solitaria diventa superflua. Perciò chiediamo aiuto, cerchiamo una mano gentile che ci stringa forte e che possa attraversare il giardino dei mostri con noi. 

Sarebbe fantastico poterlo fare in questo periodo. Sarebbe meraviglioso unire il nostro piccolo o grande coraggio per poter affrontare la paura del temuto virus. Ma, ahimè, in questo momento la mano che ci salva è la stessa che ci spaventa e, come per me così per l’altro, rappresentiamo una minaccia reciproca. 

Come possiamo affrontare tutto questo senza farci sopraffare dalla paura? Proviamoci.

Lasciamo la mano che rassicura e immergiamoci nello spazio che abbiamo intorno. Un’enorme spazio a nostra disposizione, più grande è lo spazio più sottile sarà la nostra percezione. Proviamo a sentire con il cuore che proprio in questo momento tutti, proprio tutti, stiamo facendo del nostro meglio per avere cura di noi e dell’altro con delle piccole e significative scelte e azioni. Mi viene in mente il figlio che sceglie di non andare a trovare il padre anziano per paura di contagiarlo, la cassiera con dei bimbi piccoli che va a lavorare e trattiene il respiro ad ogni cliente, l’autista del TIR che consegna le nostre medicine, il medico che si sente inerme davanti a tanto dolore. Poi ci sono i #iorestoacasa che lottano o fanno pace con sé stessi, affrontano la solitudine, l’irrequietezza, i desideri inappagati, la rabbia, la lentezza, la sedentarietà e l’impotenza. Ed anche tutti quelli che vedono questo tempo sospeso come un dono per potersi scoprire, indagare, scorgere e pacificare.

Ci stiamo stringendo in un abbraccio grande quanto il nostro cuore può contenere. Ed ognuno con il suo contributo offre all’altro cura e attenzione gentile. Non siamo mai inermi, possiamo sempre far qualcosa. In questo grande spazio con i nostri cuori vicini nasce un sentire di comunione e affetto in cui, se ci facciamo caso, entriamo in contatto con l’altro che proteggendo sé stesso in realtà sta proteggendo anche noi.

Oggi c’è vento forte, àncora il cuore e respira.

A te che hai cura di me. Grazie!

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